La figura del Cowboy (ma quella vera)

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Non tutti conoscono la storia del cowboy fin dalle sue origini, e le reali caratteristiche che lo hanno reso famoso. Questo termine comparve verso il Mille d. C. nelle fattorie irlandesi, e giunse agli inizi del Seicento con i prigionieri di guerra irlandesi deportati da Oliver Cromwell nella Nuova Inghilterra, dove i pastori che spingevano una mandria da Springfield a Boston, si chiamavano già ‘cowboys’. Dal 1750 in poi, questa parola si usava per gli accompagnatori delle mandrie di bovini in Virginia, Carolina e Georgia. Ma solo negli anni che precedettero la guerra di indipendenza della Repubblica Texana (dal 1830 al 1863) si videro i mandriani specializzati secondo il modello ‘vaquero’ messicano.

I tempi eroici del cowboy americano iniziarono alla fine della guerra di secessione (1865), in quanto, dopo le devastazioni del conflitto, il fabbisogno di carne e di pelle crebbe a dismisura. Così il cowboy americano divenne la figura più emblematica dei miti nazionali: era considerato l’homo americanus per eccellenza.

Il suo codice d’onore era basato su leggi naturali a cui si sottoponeva volontariamente.Denaro e successo, ovvero i due aspetti più importanti per gli americani, non lo interessavano. Contavano solo il senso dell’onore, la stima di se stesso, la premura verso gli altri e la dignità.

Questo ‘codice d’onore’ volontario non permetteva una sottomissione a una persona più potente. Per tale motivo la società dei cowboys incarnava una democrazia perfetta.

Essi vivevano del plebiscito giornaliero degli uomini che riconoscevano solamente l’opera personale e la forza del carattere.

I conti venivano regolati di solito con un leale duello a colpi di revolver.

Il cowboy fu il vero ‘aristocratico americano’ che impersonava una specie di ‘Cavaliere della Colt’, e che guardava con un certo disdegno ad esempio i cercatori d’oro, gli operai della ferrovia e i cacciatori di bisonti.

La rivoluzione tecnica che compromise l’era del pascolo libero e del cavaliere nomade spesso li trasformò il ‘banditi liberi’, che non intendevano sottomettersi alla nuova era delle parcelle e del management.

Non conoscevano la paura della morte, perché per loro contava questo genere di filosofia: “è più importante come si vive rispetto a quanto si vive”.

I film western di Hollywood, e molti scrittori di storielle, non hanno mai compreso bene, o hanno volutamente distorto, questa figura, perché la fanno apparire come rissosa in cerca di ricchezza: un aspetto che il vero cowboy disprezzava.

Ancor oggi, nell’era industriale e tecnologica che comporta la paura dell’insuccesso, della vecchiaia e della morte, il Cowboy è simbolo di eterna gioventù, di un idealismo che appare perduto.

Il Texano

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