Jason Boland, l’antico/nuovo spirito texano

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Come fare un salto Oltreoceano negli Stati Uniti del Sud senza dover prendere l’aereo.

Questa la fortissima impressione suscitata ascoltando il country-singer Jason Boland, approdato qualche tempo fa in Italia per regalare ai sempre più numerosi appassionati di questo genere musicale due megaconcerti di assoluto valore tecnico ed emotivo.

Boland, nato in Oklahoma ma texano nel sangue e nell’anima, si è esibito di recente in terra veneta ed emiliana, deliziando i presenti con le sue creazioni fatte di tonalità, di ritmo, di poesia d’altri tempi (quelli leggendari che tramite i films western hanno fatto sognare intere generazioni) con la perizia del cantante odierno.

Strumentazione perfetta e capacità vocale ricchissima di pathos, hanno letteralmente esaltato il pubblico, spesso coinvolto nei brani eseguiti tanto da indurre a danze improvvisate. Jason incarna lo spirito antico/nuovo del Texas: terra magica dai mille volti, dai mille contrasti, al punto che quando la si conosce si viene rapiti. Conseguenza: dopo il primo viaggio (non se ne conosce il motivo, o forse lo si può intuire), si è spinti, quasi ‘costretti’ a ritornare. Magari facendo un bel giro a cavallo tra le immense praterie: “Già – commenta Jason con una vena di nostalgia – Il cavallo: una componente essenziale della vita da noi vissuta in quei luoghi fin dall’infanzia. Un animale straordinario, un compagno di viaggio presente anche quando ci si trova in città per un concerto. La sue andature sono spesso riportate nei brani eseguiti. Insomma pure lui fa idealmente parte della Band, del nostro mondo”.

Chi ha avuto la fortuna di respirare l’ambiente degli honkytonk di Austin, del Big Texan di Amarillo o quello del Billy Bob’s di Fort Worth e del Metroplex di Dallas, con relativa esperienza musicale, sa di cosa si sta parlando e di cosa ‘si vive dentro’.

Semplicità, atmosfere ora dolci ‘da carovana sotto la luna’, ora festanti, ora cariche di avventura, rappresentano il mix artistico di questo giovane e straordinario talento, che per molti versi sta via via riampiendo un grande vuoto: l’imprinting musicale lasciato da un altro Grande Texano: il mai abbastanza rimpianto Waylon Jennings.

Dunque un encomio di cuore per la sua bravura, semplicità e cordialità, a fronte del mondo che viviamo sempre più ingessato, sterile e con scarse prospettive.

A Jason, con il più sincero plauso, un accorato ‘arrivederci a presto’ in qualche parte del mondo dove si è ancora capaci di sognare.

Il Texano

 

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