Jake Kellen il troubadour texano

pubblicato in: The Giants | 0

E’ un giovane cantante frutto della sua provenienza: il Texas, terra che ha prodotto, e produce, artisti di fama che spaziano dalla musica alle ramificazioni più disparate dell’arte.

I suoi natali? A Littlefield, piccola cittadina agricola che vide nascere quel mostro sacro di nome Waylon Jennings, scusate se è poco…

Da qualche anno si esibisce in varie località del Lone Star State, dove entusiasma il pubblico grazie alle sue appassionate e appassionanti esibizioni.

Due gli amori di Jake: il baseball e la Country Music: il primo maturato fin dall’adolescenza (il sogno: quello di giocare nella squadra dei Texas Rangers), il secondo (di cui ci occupiamo) a partire dal nuovo Millennio, quando comprese che la sua vera strada era quella delle sette note, supportata da una voce chiara, calda, e dall’estensione pulita nei tre registri, accompagnata dalla chitarra: strumento ideale per sottolineare ed esaltare parole e musica. Un percorso che lo ha visto incontrare e collaborare con Willie Nelson e altri grandi; esperienze utilissime a livello umano e professionale, tanto che questo giovane ha iniziato a pubblicare i primi album ‘Take Me Home’, ‘Grazia’ e ‘Heart Of Gold’.

Risultato, si sono accavallate richieste di una sua presenza un po’ ovunque, non solo in Texas ma anche oltre confine. Sempre più apprezzate le performance live che spaziano dal messaggio tradizionale al Country moderno.

Già, Kellen sa fondere ed esaltare questi due periodi artistici, espressioni di forme di vita e di pensiero che si sviluppano col passare del tempo.

Attualmente questo artista sta via via entrando nel gotha degli interpreti di un genere musicale che dalle sterminate prateria d’Oltreoceano da qualche anno sono giunte fino a noi. Se Jake non è ancora conosciutissimo nei nostri locali western che si stanno moltiplicando è solo questione di tempo. Basta prestare attenzione a qualche suo brano e il gioco è fatto. Per facilitare la cosa, ecco qualche titolo con relative caratteristiche stigmatizzate in modo sintetico.

Tonight” è travolgente fin dalle prime battute, dolce e coinvolgente si rivela “Rodeo Girls”, mentre “Red Roses” è ricco di sonorità ritmate. Filosoficamente lento, che ricorda la cadenza del cavallo al passo, è “September in Abilene”. Pienezza di strumentazione in “If Love Was A Road”, mentre “Give It Some Time” inizia in modo un po’ nostalgico con uno sviluppo progressivo. Poi “King Of Texas Music”, un titolo-targa che via via approda allo Swing; invece il ritmo honkytonk è proprio di “Buller Proof”. Nostalgico e gentile è “Dance Hall’s Laments”. Il banjo compare in “The Love Song”: un’aria adatta al contesto del rodeo. Invece il trotto del cavallo è proprio di “Heart Were Born To Fall”. Dolcezza e tenerezza esprime “Slow Dance”. Qualche ‘preoccupazione’ suscita “Days Of Thunder”, al contrario di “Collage Days” dove si respira allegria. Amore e senso di famiglia in “Grace”. Ritmo scatenato con “Lifetime”, e spirito del viaggio in “Amarillo Highway”.

Felice ascolto!

Il Texano

Lascia una risposta