Ian Tyson, musica, cavalli, ranch tra le sconfinate praterie del Canada

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Nella nostra ‘cavalcata’ alla scoperta e riscoperta dei country-singer famosi, è di dovere parlare di uno dei più celebri esponenti dei cowboy che vivono il loro mondo attraverso l’arte delle sette note al di sopra del tempo. Ultraottantenne, il sempre giovane Ian continua imperterrito ad esibirsi in suonate capaci di incantare.

Nato il 25 settembre del ’33 a British Columbia, in Canada, Ian Dawson Tyson è divenuto assai famoso negli Anni Sessanta grazie alla pubblicazione di alcuni dischi di musica folk incisi in compagnia della moglie Sylvia Friker. Ma la sua caratteristica saliente sta nell’aver poi realizzato meravigliosi brani che si ispiravano alla figura del ‘working cowboy canadese’. ‘Working Cowboy’: vale a dire quel cowboy che giorno dopo giorno, al di fuori degli orari e senza soluzione di continuità, porta avanti il durissimo lavoro sul proprio cavallo, alle prese con migliaia di capi di bestiame nelle immense praterie del Nordamerica. Il nostro si rifà ad un’autentica vocazione: quella di entrare nel cuore della natura, carpirne i segreti più intimi e tradurli successivamente in musica con la sua voce calda e sottile, e una strumentazione di accompagnamento che esalta un mondo purtroppo sempre più antico e distante da quello in cui siamo abituati a vivere.

Uomo di ranch, Tyson ha avuto, e ha, la capacità innata di deliziarci di tutto ciò. Non per nulla è stato universalmente definito ‘Canadian Cowboy Hero’.

L’ingresso trionfale nella Cowboy Music ha fatto sì che molti cantanti di fama, da Neil Young a Jerry Jeff Walker a Tom Russel, si siano ispirati al suo talento riprendendone le arie. Da menzionare il suo ingresso nel Canadian Country Music Hall Of Fame nel 1989.

Ma Ian non si è illuso per questi significativi riconoscimenti, tanto che negli Anni Novanta per un certo periodo ha preferito rimettersi ad allevare cavalli all’interno del proprio ranch anziché continuare a ricevere applausi. Motivo di fondo? Si è reso conto che il mondo stava cambiando troppo velocemente a dispetto dei valori che per lui hanno un significato perenne: non più mandrie libere e semiselvagge ma allevamento intensivo in batteria, dove le leggi di mercato impongono i loro voleri alla faccia del connubio uomo-natura.

Dunque un puro per eccellenza, che alla sua bella età sta meditando sulle tante esperienze di vita affrontate, sui cambiamenti che hanno contraddistinto anni e anni di carriera artistica, con la Country Music tradizionale soggetta a continue e sempre più veloci contaminazioni. Nulla di male, per carità, ma per lui si tratta di un qualcosa che ha il sapore di stonatura, di una sorta di ‘tradimento’ per usare una parola grossa.

Tra gli album da lui pubblicati, ne citiamo due che equivalgono ad autentici gioielli: “Cowboyography’ del 1984 e “Old Corrals And Sagebrush & Other Cowboy Cultura Classics” del 1988.

Tra i brani più rappresentativi? ‘Navajo Rug’, ‘Summer Wages’, ‘Fifty Years Ago’, ‘Rockies Turn Rose’, ‘Claude Dallas’, ‘Own Heart’s Delight’, ‘The Gift’, ‘Cowboy Pride’, ‘Old Cheyenne’, ‘ The Old Double Diamond’, ‘Montana Waltz’, ‘Old Corrals And Sagebrush’, ‘Leavin’ Cheyenne’, ‘Gallo de Cielo’, ‘Night Riders Lament’, ‘Tom Blasingame’, ‘Colorado Trail’ e ‘Hot Summer Tears’ con tanto di galoppata in sottofondo.

Procurarsi i suddetti album: il godimento è assicurato.

Il Texano

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